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zioni abolite, per le loro vedove e figli, o in sussidi a pro di operai vecchi o resi inabili a lavoro.

al 31 Dicembre di quest'anno E a tale effetto verrà istituita sul bilancio del Ministero d'agricoltura, industria e commercio per l'anno 1864 appɔsita categoria fra le spese straordinarie sotto denominazione: Corporazioni d' arti e mestieri abolite.

ART. 9. Le provvisioni che occorrano per l'esecuzione di quanto trovasi disposto dall'articolo 2, non che i regolamenti contemplati agli articoli 3, 4, 5, emaneranno per decreto reale.

ART. 3. Per quanto concerne il lavoro nei porti, ponto e calate, potrà il Governo, sentiti i municipi e le Camere di commercio, stabilire regolamenti di sicurezza pubblica e di disciplina, e condizioni di stà e di moralità, senza limitazione del numero degli esercenti, senza divieto ai capitani di valersi dell'opera dei loro equipaggi esistenti a bordo.

Una tariffa approvata dal Governo potrà fissare i massimo della mercede.

ART. 4. Il servizio dei facchini nelle dogane e nei portofranchi è parimente soggetto ai regolamenti, tanto per cio che riguarda la sicurezza pubblica e la disciplina, quanto per ciò che concerne i requisiti di ammessione alle dogane o ai portofranchi.

Similmente una tariffa potrà fissare il massimo della loro mercede.

I facchini ammessi nelle dogane o nei portofranchi, saranno tenuti a contribuire in quelle istituzioni di mutuo soccorso, o esistenti, o che verranno fondate a loro vantaggio.

ART. 5. Per le contravvenenzioni ai regolamenti potrà comminarsi un' ammenda da lire 2 a 50, o la pena degli arresti da uno a cinque giorni.

Nel caso di recidiva potrà comminarsi la pena della suspensione dall'esercizio della professione per un termine da quindici giorni a tre mesi.

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SESSSIONE 1863.

Camera dei Deputati. Progetto di legge approvato dal Senato del Regno, presentato dal ministro d'agricoltura, industria e commercio (Manna) nella tornata del 15 luglio 1863,

Abolizione delle corporazioni privilegiate d'arti e mestieri.'

Signori ! Approvato dal Senato del regno a grande maggioranza di suffragi bo l'onore di presentarir uno schema di legge, col quale sono abolite per tutto di. cembre del venturo anno le corporazioni privilegiate d'arti e inestieri tuttavia esistenti in alcune provincie del regno.

Nella relazione con cui nella tornata del primo decorso guignoimziai in Senato quello schema, ho procurato di dimostrare la necessità, la convenienza, sa opportunità della proposta abolizione; l'ufficio centrale del Senato fu unanime d'avviso che tale soppressione è "una necessità dei tempi, un passo di più

verso quella libertà vera che è la meta cui il paese

aspira” e non esitava anco a dichiarare come nissun danno potesse derivarne neanco agli operai interessati.

Nelle gravi discussioni che ebbero luogo nel Senato, talune brevi osservazione si sono fatte sull' opportunità del provvedimento, nessuna

intorno la necessità e la convenienza.

Lo schema di legge come fu sancito dal Senato non si allontana in nessuna parte dal progetto ministeriale, tolte alcune lievi modificazioni di forma e l'aggiunta di un articolo che prese posto sotto il numero 7.

Con esso si stabilisce che “ove sia necessario di

assicurare il pagamento di sussidi agli ammalati, alle vedove, agli orfani ed ai vecchi che ora li per

cepiscono dalle corporazioni sarà destinato “ fondo fornito in eguale parte dallo Stato, dai muni

cipi e dalle Camere di commercio ove tali corpora“ zioni esistevano.”

Un sentimento di equità consigliò all' ufficio centrale quest'aggiunta.

Il Senato e il Ministero l'accettarono confortati anche dal pensiero che se lo Stato, le Camere di commercio ed i municipi dovranno temporaneamente sottostare a qualche onere per le pensioni o sussidi in discorso, il commercio interno ed esterno, la marina ed i consumatori nazionali trarranno dalla cessazione dei privilegi nei lavori de' porti scali e dogare esuberante compenso.

Perciò io raccomando all'attenzione della Camera elettiva questo schema di legge che cosi altamente in. teressa l'avvenire economico del paese.

ART. 6. Coloro che fanno parte delle corporazioni abolite non sono tenuti a giustificare le condizioni che fossero stabilite dai regolamenti per l'esercizio della loro arte, industria o professione.

Saranno però tenuti a contribuire all' istituzione di soccorso di cui all'articolo 4.

Art. 7. Ove sia necessario di assicurare il pagamento di sussidi agli ammalati, alle vedove, agli orfani ed ai vecchi che ora si percepiscono dalle corporazioni sarà destinato un fondo fornito in egual parte dallo Stato, dai manicipi e dalle Camere di commercio ove tali corporazioni esistevano.

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ART. 8. Il residuo debito verso la regia azienda dei prestiti di Firenze nascente dal prestito di quattrocentomile lire toscane contratto colla medesima nel 1847 dal cessato Governo toscano per indennità accordata allo abolite compagnie dei facchini bergamaschi, passerà a carico dello Stato. La somma per ciò occorrento sarà iscritta sub bilancio del Ministero d'agricoltura, industria e commercio per l'anno 1864.

ART. 9. Con decreto reale saranno stabilite le norme per la esecuzione della presente legge. Addì 11 luglio 1863. Il vice-presidente del Senato,

GIUSEPPE FERRIGNI.

SESSIONE 1863.

Progetto di Legge. Approvato dal Senato del Regno nella

tornata del 10 luglio 1863.

ART. 1. Al termine del 1864 tutte le università, compagnie, carovane, unioni, gremi, associazioni, maestranze simili altre corporazioni industriali privilegiate di operai d'ogni sorta esistenti nel regno d'Italia solto qualsiasi denominazione sono abolite, e cesseranno d'essere in vigore i regolamenti, statuti, ordinanze e disposizioni che la riguardano.

ART 2. Gli averi delle corporazioni abolite, detratti i pesi, si devolveranno a chi di diritto a termini dei rispettivi statuti e regolamenti; in mancanza di speciale disposizione il Governo li destinerà ad istituzione di beneficenza per operai già aggregati alle corpora

Camera dei Deputati. Relazione della Commissione composta dei Deputati Brida, Martinelli, Allieri, Biancheri, Panattoni, Mosca, Pica, Galeotti, Fenzi, sul progetto di legge approvato dal Senato del Regno e presentato alla Camera dal ministro d'agricoltura, industria e commercio nella tornata del 15 luglio 1863.

Abolizione delle corporazione privilegiate d'arti e mestieri.

Tornata del 18 dicembre 1863.

Signori! Lo schema di legge intorno al quale abbiamo l'onore di reforire, approvato dal Senato nella tornata del dì 15 luglio 1863, ha per iscopo di far cessare i privilegi dei quali sono ancora investite alcune associazioni, avanzo di ordinamenti che sorsero sotto l'impero di principii economici diametralmente opposti a quelli che informano tutta la nostra legislazione.

i Vedi gli stampati della scorsa Sessione 1861-1862 della camera, numero 212, e della corrente Sessione del Senato, numeri 23 e 23 bis.

Coll' abolire questi privilegi voi sanzionerete una L'articolo secondo dichiara che gli averi delle associavolta ancora il principio della libertà del lavoro, prin- zioni soppresse verranno ripartiti fra i loro componenti cipio oggimai così universalmente consentito da render a tenore dei rispettivi regolamenti o statuti, in mansuperfluo spendere parola par dimostrarne la giustizia canza dei quali si dovrà procedere secondo le regole e la opportunità, anzi l'abolizione di ogni privilegio del diritto comune. Questa modificazione all'articolo emana così naturalmente dallo spirito delle nostre isti- secondo della legge, quale renne sanzionato dal l'altro tazioni, da sembrare a prima giunta quasi superflua ramo del Parlamento, rinvia ai tribunali competenti una legge, oltre quelle che già esistono per conseguirla. la decisione intorno alla spettanza degli averi delle corQuando però si consideri la natura speciale di alcuna di porazioni od associazioni privilegiate, poichè, qualora queste associazioni privilegiate che hanno fino ad aggi nel primo caso, cioè quando si tratti di corporazioni, si potuto resistere alla generale abolizione dei privilegi, voglia pure ammettere il principio che lo Stato, sopovvero ancorchè abolite sono riuscite a ripullulare in primendo l'ente morale, subentri necessariamente nel seno della nostra società, apparisce evidente che non possesso dei suoi averi, nel caso che si tratti di associabastarebbe una legge la quale puramente applicasse il zioni questo principio non potrebbe applicarsi senza una principio, ma occorre che essa provveda al modo co! manifesta violazione del diritto di proprietà. Inoltre quale i servizi che alcune di esse rendono al commercio fra gli averi di queste associazioni o corporazioni vi dovranno essere regolati sulla nuova base della libertà, sono gli istrumenti del lavoro indispensabili a questi affinchè per l'abuso di essa, la violenza ed il disordine operai per continuare nell'esercizio della loro industria, non vengano con danno maggiore e sostituirsi all'antico ancor quando sia divenuta libera. Tali istrumenti non privilegio.

si possono con equità togliere loro; perciò la vostra Apparisce inoltre dai documenti che ci vennero som

Commissione fu d'a:viso che s'introducesse a questo ministrati che, particolarmente nelle due città di

riguardo una modificazione allo schema di legge quale Genova e Livorno, non solo è molto grande il numero venne presentato alla Camera. degl' individui che appartengono ad associazioni più o

Abbiamo già accennato come fosse necessario che la meno privilegiate, ma che i sussidi che esse danno ai legge mentre aboliva le associazioni privilegiate dovesse vecchi resi impotenti al lavoro, ai malati, alle vedove

sancire le basi sulle quali si fonderanno i regolamenti ed agli orfani di antichi loro membri ascendono a somme

per alcuni servizi che si prestano in luoghi pubblici e considerevoli; perlocchè si può ritenere che una parte

dove l'abuso della libertà potrebbe produrre danni magnon piccola della popolazione meno agiata di quelle due

giori dello stesso privilegio; gli articoli 3, 4 e 5 provgrandi città tragga il suo sostentamento dal lavoro

vedono a ciò, e noi ne approviamo il concetto. privilegiato; la legge deve perciò provvedere ancora

Abbiamo però ritenuto che la disposizione dell'articolo perchè questa classe di cittadini laboriosi non abbia da terzo, colla quale si attribuisce al Governo la facoltà di soffrire per un troppo repentino cangiamento, e che ai fare e regolamenti, sentiti i Municipi e le Camere di sussidiati non manchi il necessario soccorso.

commercio dovesse modificarsi nel senso di ridonare Nella relazione del ministro di agricoltura e commer

alle autorità locali la iniziativa di queste misure, rifletcio, che precede la proposta di legge quale fu presentata

tendo ch' esse per la cognizione che hanno maggiore al Senato, è fatta la enumerazione ed in succinto la

degli usi e delle abitudini del paese, nonchè delle constoria di molte associazioni e corporazioni ritenute come

dizioni speciali dei luoghi, erano in grado di meglio privilegiate, e sarebbe superfluo perciò ripeterla qui,

provvedere a tutte le esigenze dei servizi. Con questo

intendimento abbiamo modificato l'articolo terzo ed tanto più che non abbiamo dati sufficienti per ritenere

attribuito alle autorità comunali, sentite le Camere di che essa cour prenda tutte quelle che esistono tuttora nel regno, e neppure crediamo opportuno di indagare

commercio, il carico di fare i regolamenti i quali dov. se veramente tutte le indicata rivestano la qualità di

ranno essere sottoposti all'approvazione sovrana per privilegiate, e rientrino per conseguenza nel novero di

decreto reale. La Lovrana sanzione essendo desideraquelle che la proposta legge colpisce.

bile per la maggiore autorità e stabilità che verranno ad Dai citati documenti abbiamo rilevato che le associa

acquistare tali regolamenti e per impedire che non

s'introducano in essi disposizioni contrarie alla libertà zioni privilegiate sono tuttora assai numerose in Italia,

del lavoro ed alle leggi dello Stato. diverse fra loro per il carattere di ciascuna e per il diverso grado di privilegio che usufriuscono. Alcune,

L'articolo settimo provvede al modo di mantenere ai

vecchi, alle vedove ed agli orfani i sussidii che perceper esempio, i mmolli o zavorrai, i cardai, i calafati, i

piscono dalle disciolte corporazioni d'associazioni. maestri d'ascia di Genova, le carovane dei facchini di Livorno sono essenzialmente privilegiate. Altre, come

Questi sussidii come già accennammo, ammontano ad

una somma considerevole. Per averne un'idea bastano sarebbero i facchini delle calate di Genova dopo il regolamento di 1851, hanno perduto quasi affatto il privilegio

le note che ci sono pervenute da Genova e da Livorno,

dalle quali si rileva che essi ascendono annualmente e con pochi cambiamenti nel loro regolamento potreb.

nella prima città a oltre duecento settanta mila lire, e bero forse, senza oilesa alla legge, continuare ad

nella seconda a oltre lire settanta milu. Non si poteva existere.

lasciare senza un provvedimento la sorte di tanta povera Nella carovana dei facchini del portofranco e dogana gente. La Giunta centrale del Senato fu subito colpita di Genova e nei Filoti del grano troviamo esempi di dalla lacuna che esistera nella primitiva proposta di associazioni le quali hanno tutto il carattere di impie legge, e vi provvide coll'aggiunta dell'articolo settimo, gati del portofranco o della dogana.

il quale dispone che i Municipi, le Camere di commercio I. Piloti del grano dopo l'abolizione del dazio sui e lo Stato, ciascuno per una terza parte, avessero a concereali hanno perduto le attribuzione speciali che loro correre in questa spesa. spectavano, ma ridotti pochi in numero potrebbero Abbiamo sott'occhio un riclamo della Camera di essere riuniti ai facchini di dogana come già provvedeva commercio di Genova contro la disposizione contenuta la proposta di legge presentata al Parlamento nel 1858. in questo articolo; crediamo ciò nonostante che si debba Nei misuratori del Giano di Livorno troviamo infine un mantenere, tanto più poi se si riflette: in primo luogo esempio di pubblici ufficiali, avendo essi la fede pubblica che l'onere per sussidi ai malati, il quale forma una gran per la misurazione del grauo. Quest'associazione dovrà parte della somma, non sarà a carico che per pochi naturalmente cessare di usufruire un privilegio qualora giorni, e solo per coloro che si trovassero malati al vi sia, ma è evidente che il servizio dovrà essere riordi- 31 dicembre 1864, finchè non siano in istato di tornare nato e gl' individui che ne fanno parte dovranno poter al lavoro, poichè nell'avvenire provvederanno le società continuare ad esercitare il loro mestiere.

di mu uo soccorso che si fonderanno fra gli operai ; I citati esempi bastano a dimostrare come mentre la secondariamente che abbiamo ragione di credere che si proclamazione del principio non può essere soggetto di

siano introdotti alcuni abusi nella concessione delle pencontroversia, la pratica attuazione della misura richia- sioni, perlocchè vi saranno delle riduzioni da fare a merà a fare molte considerazioni, delle quali non sarebbe questo titolo dopo un accurato esame; in terzo luogo opportuno di tener conto nella legge, le cui disposizioni l'onere sarà ancora ridotto perchè alcune associazioni devono lasciare abbastanza latitudine per la sua appli- non occorrera scioglierle, basterà riformarle. cazione ai singoli casi.

Noi riteniamo perciò che questo carico transitorio Lo schema che ci viene proposto soddisfa a tutte le mentre rassicura intorno al loro avvenire molti poveri. esigenze alle quali abbiamo accennato, e ci sembra in

ed è intrinsecamente giusto, non possa aggravare oltre conseguenza tale da incontrare la vostra approvazione. misura nè i Municipii, nè le Camere di commercio, nè

Il primo articolo dichiara abolite tutte le corporazioni l'Erario. od associazione in quanto siano privilegiate, e determina La disposizione contenuta nell'articolo ottavo pone a l'epoca nella quale avrà da entrare in vigore la legge,

carico dello Stato il residuo del debito che le carovane al 31 dicembre 1864. Questo termine ci parve assai

dei facchini di Livorno furono autorizzate a contrarre remoto, perchè nell'intervallo di tempo si possano pre

colla regia azienda dei Presti di Firenze per pagare parare i nuovi regolamenti e si possa provvedere alla l'indennità ai facchini bergamaschi, i quali prima del sistemazione del personale di alcune associazioni. 1847 usufruivano il privilegio. Questa indennità ascese a L.352,800, ed il residuo ancora da pagare al 31 dicembre Noi abbiamo ritenuto che meglio valesse non farne 1862, era di L.258,109.27.

parola nella legge, e lasciare ai tribunali ordinarii di Non può cader dubbio intorno al carico che lo Stato studiare e giudicare questa grave questione. dovrà assumersi di pagare il residuo del debito alla Numerose petizioni sono pervenute alla Camera ed al suddetta azienda, ed intorno a questo tutti sono stati Ministero, sia per promuovere questa legge, sia per concordi. Ove non vi è unanimità di parere

è intorno reclamare contro le disposizioni che si teineva potessero al diritto che gli attuali facchini delle carovane di sacco adottarsi. Noi le abbiamo esaminate tutte scrupolosae di manovella di Livorno possano avere di farsi rimbor- mente a crediamo potervi asserire che, mentre lo schema sare la somma che hanno già pagata in conto per la di legge da noi leggermente modificato procurerà tutti indennità accordata ai facchini bergamaschi. Di questo quei vantaggi che le petizioni favorevoli a questa legge diritto fece parola un distinto membro dell'altro ramo si augurano, esso provvederà ancora equamente a tutedel Parlamento alla fine della discussione intorno a lare gli interessi di tutti coloro i quali ne temevano questo schema di legge in Senato, ed il ministro gli l'attuazione. rispose, che non poteva riconoscere che diritto vi fosse.

FENZI, relatore.

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ART. 4, Il servizio dei facchini nelle dogane e nei portofranchi e parimente soggetto ai regolamenti, tanto per ciò che riguarda la sicurezza pubblica e la disciplina, quanto per ciò che concerne i requisiti di ammessione alle dogane o ai portofranchi.

Similmente una tariffa potrà fissare il massimo della loro mercede.

I facchini ammessi nelle dogane o nei portofranchi, saranno tenuti a contribuire in quelle istituzioni di mutuo soccorso, o esistenti, o che verranno fondate a loro vantaggio.

Art. 7. Ove sia necessario di assicurare il pagamento di sus. sidi agli ammalati, alle vedove, agli orfani ed ai vecchi che ora si percepiscono dalle corporazioni sarà destinato un fondo fornito in egual parte dallo Stato, dai municipi e delle Camere di commercio ove tali corporazioni esistevano.

ART. 8. Il residuo debito verso la regia azienda dei prestiti di Firenze nascente dal prestito di quattrocentomila lire toscane, contratto colla medesima nel 1847 dal cessato Governo toscano per indennità accordata alle abolite compagnie dei facchini bergamaschi, passerà a carico dello Stato. La somma per ciò occorrente sarà iscritta sul bilancio del Ministero d'agricoltura, industria e commercio per l'anno 1864.

ART. 5. Per le contravvenzioni ai regolamenti potrà commi. narsi un' ammenda da lire 2 a 50, o la pena degli arresti da uno a cinque giorni.

Nel caso di recidiva potrà comminarsi la pena della sospensione dall'esercizio della professione per un termine da quindici giorni a tre mesi.

ART. 6. Coloro che fanno parte delle corporazioni abolite non sono tenuti a giustificare le condizioni che fossero stabilite dai regolamenti per l'esercizio della loro arte, industria o professione.

ART. 9.
Con decreto reale saranno stabilite le norme per la
esecuzione della presente legge.
Addi 11 luglio 1863.
Il vice-presidente del Senato,

GIUSEPPE FERRIGNI.

e per

Legge colla quale sono abolite le corporazioni pri- corporazioni industriali privilegiate a'operaj d'ogni vilegiate d'arti e mestieri.

sorta esistenti nel Regno d'Italia sotto qualsiasi deno29 Maggio 1864.

minazione sono abolite, e cesseraino di essere in vigore VITTORIO EMANUELE II. per grazia di Dio volontà

i regolamenti, statuti, ordinanze, e disposizioni che lo della nazione Re d' Italia.

riguardano. Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto

ART. 2 segue:

Gli averi delle corporazioni o associazioni abolite, ART. 1.

detratti i pesi, si devolveranno ai termini dei rispettivi Al termine del 1864 tutte le università, compagnie, statuti o regolamenti in mancanza dei quali si dovrà anjoni, gremj, associazioni, maestranze e simili altre procedere secondo le regole del diritto comune.

ART. 3.

pentieri, calafati, nè alle altre persone mentovate nell'

articolo 166 del codice della marina mercantile. Per quanto concerne il lavoro nei porti, ponti e

Le suddette persone potranno liberamente e senza calate, potranno i Municipj, sentite le Camere di com

limitazione di numero esercitare il loro mestiere, sotto mercio, sottoporre alla sanzione Reale regolamenti di

l'osserv za però dei regola enti d' ordine e di polizia sicurezza pubblica e di disciplina e condizioni di età e di moralità, senza limitazione del numero degli eser

di porto, stabiliti dall'autorità marittima ed approvati centi, senza divieto ai capitani di valersi dell'

dal ministro della marina. dei

opera loro equipaggi esistenti a bordo.

ART. 2. Una tariffa approvata dal Governo potrà fissare il massimo della mercede.

Le persone indicate nell'articolo precedente sono

esenti dall'obbligo di costituirsi in società di mutuo ART. 4.

soccorso, loro imposto finora dall'articolo 5 della sopra Il servizio dei facchini nelle dogane e nei porti

citata legge. franchi è parimente soggetto ai regolamenti, tanto per

ART. 3. ciò che riguarda la sicurezza pubblica e la disciplina,

Sono sciolte le società obbligatorie di mutuo soccorso to per ciò che concerne i requisiti di ammessione alle dogane o ai portifranchi; i quali regolamenti

fra i barcaiuoli, carpentieri e calafati, che si trovano

legalmente costituite, in applicazione di detta legge cd sarannno proposti dalle Camere di commercio cd

in virtù di regolamenti approvati con regi decreti. approvati dal Governo. Similmente una tariffa potrà fissare il massimo della

ART. 4. loro mercede.

Disposizione transitoria.
ART. 5.

Sarà provveduto con regio decreto, udito il consiglio Coloro che sono ammessi al lavoro nelle dogane, nei di Stato, alla liquidazione delle società indicate nell' portifranchi od in altro luogo, in cui abbiano vigore i

articolo precedente, all'amministrazione temporanea regolamenti, saranno obbligati sia alle istituzioni di del capitale occorrente al pagamento dei sussidi e mutuo soccorso già esistenti, o che verranno fondate pensioni da esse dovuti ed alla ripartizione dell'attivo & loro vantaggio, sia al pagamento dei sussidj che fra i soci in proporzione dei rispettivi loro diritti. finora prestavansi dalle rispettive corporazioni abolite in

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello favore delle vedove, degli orfani e degli impotenti al

Stato, sia inserta nella raccolta ufficiale delle leggi e lavoro.

dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque

spetti di osservarla e di farla osservare come legge ART. 6.

dello Stato. Nel caso in cui si renda frattanto necessario di Dato a Roma addi 7 luglio 1878. supplire al pagamento di questi sussidi, sarà provve

UMBERTO. duto in via di anticipazione, con un fondo fornito in (Luogo del Sigillo) egual parte dallo Stato, dai Municipj e dalle Camere di V. Il Guardasigilli commercio dei luoghi, dove tali corporazioni esistono.

R. Conforti.

E. di Brocchetti. ART. 7.

F. Seismit-Doda. Per le contravvenzioni ai regolamenti, potrà comminarsi un'ammenda da L. 2 a 50, o la pena degli arresti da una a cinque giorni.

Legge che abolisce il facchinaggio privilegiato no] Nel caso di recidiva potrà comminarsi la pena della porto di Genova. sospensione dall'esercizio della professione per un

23 Marzo 1879. termine da quindici giorni a tre mesi.

UMBERTO I. per grazia di Dio e per volontà della

nazione Re d'Italia. ART. 8.

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Coloro che fanno parte delle corporazioni abolite, non Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto sono tenuti a giustificare le condizioni che fossero

segue: stabilite dai regolamenti per l'esercizio della loro arte,

ART. 1. industria o professione.

Gli articoli 3 e 5 della legge 29 Maggio 1864, numero ART. 9.

1797, sono abrogati. Il residuo debito verso la regia Azienda dei prestiti

ART. 2. di Firenze, nascente dal prestito di quattrocento mila lire toscane contratto colla medesima nel 1847 del La cassa di mutuo soccorso tra i facchini degli scali cessato Governo Toscano per indennità accordata alle del porto di Genova istituita in conformità dell' abolite compagnie dei facchini bergamaschi, passerà a

articolo 5 della legge 29 Maggio 1861, n. 1797, e carico dello Stato. La somma per cio occorrente sarà disciplinata dal regolamento approvato dalla giunta iscritta sul bilancio del Ministero d’Agricoltura, Indus- municipale di Genova con deliberazione del 28 gennaio tria e Commercio per l'anno 1864.

1873, è soppressa, ed il capitale ad essa appartenente

sarà, detratti i pesi, devoluto agli aventi ragione, ART. 10.

secondo le regole del diritto comune. Con Decreto Reale saranno stabilite le norme per

ART. 3. l'esecuzione della presente legge. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello

Sarà stanziata annualmente in bilancio, cominciando Stato, sia inserta nella Raccolta ufficiale delle leggi e

dall'esercizio corrente, la somma di 60,000 lire, o quell' dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque

altra minor somma che occorra, per soccorrere i spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello

facchini già iscritti nelle soppresse corporazioni dei Stato.

facchini degli scali del porto di Genova al 31 Dicembre Dat. a Torino, addi 29 Maggio 1864.

1864, e divenuti inabili prima dell'entrata in vigore

VITTORIO EMANUELE. della presente legge, i quali non possono essere sus(Luogo del Sigillo)

sidiati coi mezzi della cassa di mutuo soccorso, conÝ. il Guardasigilli

formemente all'articolo 2 della presente legge, o coi G. Pisanelli.

Manna.

mezzi tutt'ora posseduti dalle corporazioni dei facchini suddetti.

Lo stanziamento sopra indicato diminuito in pro. Legge colla quale è modificata quella del 29 maggio porzione alle accertatē morti dei sussidiati, cesserà 1864, n. 1797, abolitiva delle corporazioni privilegiate intieramente quando non sia più in vita alcuno di essi. di arti e mestieri. 7 luglio 1878.

ART. 4. UMBERTO I. per grazia di Dio e per volontà della

Una commissione, composta di due delegati dal nazione Re d'Italia;

prefetto, di un delegato dalla provincia, di un deleIl Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato;

gato dal municipio e di un delegato dalla camera di Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto

commercio ed arti di Genova, procederà all' assegnasegne :

mento ed alla distribuzione dei sussidi. ART. 1.

ART. 5. Le disposizioni dell'articolo 3 della legge 29 Maggio La camera di commercio ed arti di Genova concor. 1864, 11. 1797, non sono applicabili ai barcaiuoli, car- rerà nella spesa con annue lire 12,000, il municipio di

Genova vi concorrerà con annue lire 12,000 ed il consiglio provinciale di Genova con annue lire 6,000. Questo somme diminuiranno di anno in anno nella proporzione stessa in in cui scemerà lo stanziamento indicato nell'articolo 3. Esse saranno annualmente inscritte nel bilancio dell'entrata.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserta nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Dato a Roma addì 23 marzo 1879,

UMBERTO. (Luogo del Sigillo)

V. Il Guardasigilli.
D. Tajani.

Majorana Calatabiano.
A. Magliani.

1869 as regards guilds not being compulsory institutions, had for its object the extension of their influence and power.

The chief point in the Bill was a clause to the effect that, after a certain date, no master who did not belong to a guild should be allowed to take apprentices. The Reichstag, however, refused to accept this clause, and it was consequently rejected. Masters, therefore, may now train apprentices, although not belonging to a guild.

The general effect of the Bill, as it passed on the 18th July 1881, was in other respects calculated to give guilds a somewhat better status than they had under the law of 1869.

I have, &c.

(Signed) John WALSHAM, The Earl Granville, K.G.,

&c. &c. &c.

SPAIN.
Memorandum by Mr. IV. McPherson.

Madrid, August 18, 1881. Guilds or “Gremios " constituted similarly to the Guilds of the Hanseatic towns, were established in Spain during the fifteenth century.

They were thoroughly organized in the following century, and gradually obtained numerous privileges.

Scarcely a trade or profession existed in this country at the commencement of the present century, which was not constituted as a Guild under the special patronage of some particular saint.

On May 26th, 1790, it was ordained that any person might carry on any trade or enter into any profession by merely proving his ability and without needing apprenticeship or complying with other prescriptions of the respective Guild.

On June 8th, 1813, the “ Cortes” sitting at Cadiz during the Peninsular War cancelied the Guilds Regu. lations “ Ordinanzas Gremiàles,” and proclaimed perfect freedom for carrying on any trade or profession.

On June 29th, 1815, this enactment was cancelled by King Ferdinand VII., who re-established the privileges of the Guilds, but on the 6th December 1836 the Cortes annulled the King's decree, and maintained the law given by the Cadiz “ Cortes."

Guilds, howover, still exist in Spain, though they are deprived of all their old privileges. Artizans and trades,

are authorised to associate for the purpose of assisting each other as they may deem fit, and for legally petitioning Government, and they are at times consulted by Government on questions connected with their special art or trade. They must, however, present the Regulations under which they are to be constituted to the proper authorities, whose sanction is necessary. Though Guilds in some places in Spain became wealthy companies, they were possessed, as rule, of no real property, excepting perhaps in some towns the houses in which they met. At present of course they own none. The Spanish Government, from the information I have been able to obtain, did not confiscate any property belonging to the Guilds, as they did with ecclesiastical and other mortmain property.

men

(Copy.) MEMORANDUM on GERMAN TRADES GUILDS. The status of trades guilds in Germany was regulated in 1869 by the passing in the Parliament of the North German Confederation of a law called the “Geverbe Ordnung” (law for regulating trade and industry).

By that Act trade guilds were deprived of many privileges and reduced to the position of voluntary corporations. Their old right to exclusive monopoly was repealed. It was enacted that guilds and statutes of guilds might still be entitled to exist, but it was at the option of anyone to enter or withdraw from a guild, if he pleased. But if admission to such corporations should be conditional on the passing of an examination, it was also made law that no one could be asked to pass an examination who had not been at least one year in the trade, in respect of which he desired to be examined. No entrance fees above fifteen shillings sterling were to be charged for the admission of any number* into a guild ; and it was open to the member of one guild to take the freedom of any

other. In matters pending before the tribunals guilds were to be represented by the president pro tem., whose claim to that office was to be certified by some communal authority. No guild could acquire, sell, or pledge property (landed) without the consent of the communal autho. rities. The power which the guilds once possessed of collecting fees and fines from members was repealed absolutely, nor could any charges for board be levied at all. The statutes of a guild might be altered by the resolution of a majority ; but the change could not be enforced (in cases where payments out of annual receipts were in question) without consent of the authorities, these having no right inf their part to refuse consent, unless the guild should be in a condition not to meet its liabilities. Precise rules were made for dividing the proceeds of the corporate property on the dissolution of any guild or in the event of its lapsing through want of members. The duty of inspection and supervision of guilds was transferred to the communal authorities, in whom the right to decide quarrels and rights and duties of members were vested ; but appeal was allowed to the next higher administrative authority. It was required that one of the communal authorities should always be present at guild meetings, in which resolu. tions for altering guild statutes or dissolving a guild were moved.

In respect of new guilds, permission was given to all persons belonging to a trade, or to one or more trades related to each other, to form a guild, and the confirmation of the statutes of the new body was to give it corporate rights. But the confirmation was vested in the higher administrative and not in the communal authorities.

Under this system guilds rapidly disappeared, and the more so because (1) the “ Gewerbe Ordnung." enacted expressly (clause 105) that “the determination of the “ relations between persons in trades or industries, and " their journeymen, assistants and apprentices, should

always be matter of contract;” and (2) the old system of workmen's books (clause 113) was abolished.

In a law which came into force on the 15th of July 1878 the first remedial measure enacted in opposition to the “ Gewerbe Ordnung" of 1869 was one which again made workmen's books compulsory, a book delivered to working men by the police and intended to control their entering and leaving the service of employers.

GERMANY.

(Copy.) (No. 55, Commercial.) MY LORD,

I HAVE the honour to forward herewith a memoran. dum, for which I am indebted to Mr. Crowe, containing the information referred to in your Lordship's No. 24 of the 27th ultimo, as being required by the City of London Livery Companies Commission, in respect to the present position of trade guilds in Germany,

Since the year 1869 when the law for regulating trade and industry, known as the “Gewerbe Ordnung," deprived guilds of many of their original privileges and reduced them to the position of voluntary corporations, several attempts have been made to obtain the re-establishment of the old system under the sanction of Parliament, but they have hitherto failed.

Early in 1881 a Bill was submitted to the Reichstag, which, while it confirmed the “ Gewerbe Ordnung” of

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